Serie A

Inter, Lautaro Martinez racconta: “L’arrivo è stato difficile. Ma lo Scudetto…”

Le parole di Lautaro Martinez nello speciale dedicato in cui ripercorre la sua carriera in nerazzurro
Lautaro Martinez, Inter
Lautaro Martinez, Inter (Getty Images)

Lautaro Martinez è diventato ormai un punto di riferimento nell’Inter di oggi e nella storia del club nerazzurro. L’attaccante argentino, oggi anche capitano, è il simbolo degli ultimi successi del gruppo di Simone Inzaghi che si è aggrappato al suo leader tecnico e carismatico per trovare quel qualcosa in più che era mancato nelle esperienze precedenti. E proprio a lui è dedicato lo speciale dal titolo ‘In arte Lautaro‘ in cui l’attaccante argentino ha ripercorso le tappe fondamentali della sua carriera, svelando anche alcuni retroscena dietro e dopo i grandi successi interisti e non solo.

L’inizio con l’Inter e i primi gol di Lautaro

«Il primo giorno è stato speciale perché arrivare in un club come l’Inter fu un sogno. I’obiettivo che abbiamo noi sudamericani è sempre quello di fare il salto in Europa e quando l’Inter mi ha chiamato non ho mai dubitato della scelta. Sono arrivato da sconosciuto, ero giovane e non conoscevo nemmeno la lingua, però ho percepito fin da subito l’affetto delle persone. Mi sono sentito subito a casa, anche mia mamma fu tranquilla vedendo tutto l’amore che il club mi stava dando. Iòl gol vittoria contro l’Atletico Madrid nel 2018? Fu una rete che mi aiutò molto: mi mise fiducia, fu come dire “sono arrivato”. Fu un gol molto bello, che una settimana prima feci già in allenamento. Lo feci vedere a tutti. Del primo gol in Serie A contro il Cagliari mi ricorderò sempre il boato di San Siro. In quel periodo giocavo poco ma quella giornata partì titolare. Se oggi sono il miglior marcatore straniero della storia dell’Inter tutto partì da quel gol. Ho lavorato duramente, significa che ho fatto le cose fatte bene. Il gol al novantesimo in un big match come quello contro il Napoli, fu uno dei primi in una gara pesante. Mi ricordo che spaccai la bandierina perché fu un gol liberazione. Era un momento difficile, sia come squadra che a livello realizzativo: mi aiutò molto lo psicologo».

Il derby contro il Milan

«Quando ho giocato il primo derby avevamo un po’ di problemi all’interno dello spogliatoio ma reagimmo bene, giocando da squadra. Feci un assist per Vecino e un gol su rigore: segnare in un derby è bellissimo, ha un sapore diverso. La doppietta nel 2021? Dopo la vittoria nel derby capimmo che lo scudetto era nostro, anche perché giocavamo un calcio speciale: giocavamo a memoria e prendevamo pochissimi gol. Quel primo scudetto me lo ricorderò anche perché giocavamo col Covid, senza tifosi, e non fu semplice. Volevamo regalare una gioia alla nostra gente. Quello fu anche il mio primo trofeo da professionista, prima avevo perso tanto. Fu la degna conclusione di una grande annata. Io lavorai tantissimo per impormi perché doveva essere la stagione della mia consacrazione. A fine anno arrivarono tante offerte ma io non ho mai avuto intenzione di lasciare il club e Milano, dove la mia famiglia si è trovata bene dal primo momento. Io nelle mie scelte sportive metto sempre il progetto in primo piano: in quel momento sapevo che l’Inter aveva un gran progetto. E infatti dopo quel trofeo ne arrivarono altri…».

Lo Scudetto perso contro il Milan

«Fu un colpo durissimo per me perché il primo scudetto mi mise una grandissima voglia di vincere ogni anno. Arrivammo ad un passo dall’obiettivo ma ci mancò qualcosa. Noi però continuammo a lavorare duramente e secondo me quell’episodio fu quello della svolta. Da allora ad oggi abbiamo fatto grandi cose. I tifosi furono fondamentali, ci stettero tanto vicini».

La vittoria nel Mondiale con l’Argentina

«Fu una gioia bellissima, la coronazione per tutti i sacrifici che avevo fatto e che stavo continuando a fare visto che giocai con una caviglia distrutta, facendomi iniezioni continue per giocare. Già alla seconda gara non avevo più sensibilità alla caviglia. A fine stagione non sapevo se operarmi. Io per l’Inter ho sempre dato tutto, anche cose che certe volte non si vedono (si commuove, ndr). Io arrivai a quel Mondiale perché non ho mai voluto saltare un allenamento o una partita della mia squadra. Mancare in Russia nel 2018 fu un colpo durissimo e arrivare in Qatar con quella caviglia non era quello che volevo».

La fascia da capitano

«Una cosa importante per tutti i campioni che l’hanno inossata in passato. Quando giocai la prima partita ero orgoglioso e felice, ma con la fascia o senza io sarei sempre lo stesso. Come capitano dico sempre di aver bisogno di tutti: la fascia la porto io ma la squadra è la cosa più importante, da quello più esperto al più giovane».

Il ventesimo Scudetto

«Sono montato sulla traversa per replicare la foto del Mondiale. Fu una delle partite più importanti per tutti noi, per tutto ciò che significava vincere quello scudetto e per la partita in cui abbiamo vinto. Nello spogliatoio dissi ai compagni che eravamo a 90 minuti da scrivere la storia. E così fu. Al triplice fischio pensai alla mia famiglia, allo scudetto vinto col Covid, alla finale di Champions persa…».

Il futuro di Lautaro

«Milano è casa mia, per strada mi ferma tantissima gente, non solo tifosi dell’Inter. Io tratto tutte le persone con rispetto. Io ho investito con l’acquisto di un ristorante: questo significa che Milano farà sempre parte nella mia vita. A livello sportivo voglio continuare a portare trofei all’Inter, già andammo vicini a vincere una Champions League. Vogliamo crescere».