Fiorentina, Bove: “Ritorno in campo? Per il momento…”

Lo scorso 2 dicembre tutta Italia si è unita intorno al Franchi con la mente e con il cuore, quando quelle terribili immagini mostravano Edoardo Bove a terra, circondato dalle due squadre, colpito da quel malore che ha trasformato la partita tra Fiorentina e Inter in un vero e proprio dramma sportivo. Nei giorni seguenti l’uscita del centrocampista dall’ospedale è stata una delle notizie più belle dell’anno, la fine di un incubo che oggi Bove ripercorre con serenità e consapevolezza di aver vissuto momenti difficili, ma anche di esserseli messi finalmente alle spalle. Esattamente come ha fatto sul palco di Sanremo, al fianco di Carlo Conti, il classe 2002 è intervenuto ai microfoni di Vanity Fai raccontando quei momenti, ma anche gettando un occhio al futuro e alla sua carriera da calciatore.
Il malore
«Sapevo che avrei avuto tutta l’attenzione addosso, tutti volevano vedere la mia reazione. Mi sono detto: ‘E io gliela faccio vedere il meno possibile’. Ho voluto scappare, sì. Sono fatto così: non mi piace esternare le mie emozioni. Poi ho capito. In questo periodo tante persone mi hanno scritto raccontandomi di avere avuto un problema simile al mio: sono un ragazzo di 22 anni e non posso certo dare insegnamenti a nessuno, ma voglio testimoniare il fatto che è una cosa che può capitare, che non è così rara, e soprattutto che non sono un supereroe nell’essermi ritrovato a doverla affrontare. Ho pensato: ‘Ammazza che figura di… davanti al mondo intero. Ma non potevi scegliere un altro momento?!’. Era la partita delle 18, quella per il primo posto in classifica, la stavano guardando tutti. Detesto farmi vedere vulnerabile. Subito dopo, però, ho capito di essere stato molto, molto fortunato. Dopo aver metabolizzato, mi sono sentito la persona più felice del mondo».
Il ritorno in campo
«In Italia non potrò giocare: qui da noi la salute viene prima dell’individuo, e non sto dicendo che sia una regola sbagliata. Ma all’estero sì, praticamente ovunque. Gliel’ho detto, il calcio è troppo importante per me, non posso permettere a me stesso di mollare così. Io ci riprovo, senza ombra di dubbio. Vedrò anche come starò: se avrò paura, se non sarò tranquillo… allora cambierà tutto. Giocare all’estero? Per come stanno le cose adesso, sì. Però non escludo affatto di poter togliere il defibrillatore: i medici mi stanno dicendo che c’è questa possibilità. Mi è sempre piaciuta Londra. E poi il campionato inglese è molto competitivo».
La Nazionale
«Me lo sono chiesto tante volte. È un obiettivo, un sogno grande. Giocare in Nazionale significa entrare nella storia. Ma ora che mi è successo quello che mi è successo, devo ancora capire bene quali siano le regole in proposito».