Serie A

Fagioli sull’addio alla Juve: “Ho pianto. Ma ora…”

Nicolò Fagioli racconta del suo addio alla Juve nel mese di gennaio e il suo passaggio alla Fiorentina
Nicolò Fagioli
GENOA, ITALY - SEPTEMBER 28: Nicolo Fagioli of Juventus during the Serie A match between Genoa CFC and Juventus FC at Stadio Luigi Ferraris on September 28, 2024 in Genoa, Italy. (Photo by Jonathan Moscrop/Getty Images)

L’addio alla Juve nel corso del mercato di gennaio dev’essere stato doloroso per Nicolò Fagioli, ragazzo cresciuto nel settore giovanile bianconero e che da giovanissimo aveva ricevuto i complimenti di un certo Massimiliano Allegri. Il centrocampista classe 2001 però doveva alleggerire la pressione e per farlo ha scelto Firenze e la corte di Palladino, là dove le aspettative restano alte, ma il ruolo nella squadra è decisamente più importante. Proprio in occasione della sfida contro la sua ex squadra, Fagioli ha forse messo in scena la migliore prestazione da quando è alla Fiorentina, servendo anche due assist: uno per Mandragora e l’altro per Gudmundsson. Partita che avrebbe portato la stessa Fiorentina a optare per il riscatto del suo cartellino, in programma al termine della stagione. Nel frattempo, intervenuto ai taccuini del Corriere dello Sport, lo stesso Fagioli ha parlato del suo passaggio alla Viola.

L’addio alla Juve

«Mi sono riappropriato della mia vita… Alla Juve sono stato undici anni, quando a fine dicembre ho deciso che me ne sarei andato mi sono sentito più leggero. Ma nel momento dell’addio ho pianto. Una bella botta. Ho pianto senza accorgermene, quel giorno mi sono reso conto che si chiudeva una lunga fase della vita, lasciavo i posti, i compagni, il tragitto di tutti i giorni. È stato traumatico. La Fiorentina mi ha accolto con tanto affetto e la novità ha finito per prevalere sul resto. Alla Juve devi vincere vincere vincere, non puoi sbagliare. Se sbagli vai fuori. E se sei il giovane diventi il primo cambio e nessuno dice niente. Solo Allegri mi ha dato la possibilità di giocare con continuità. Dopo Genoa e Lipsia Motta non mi ha più considerato. Firenze mi ha restituito il piacere e la leggerezza. Fagiolino è morto, oggi sono Nicolò».

Una nuova leggerezza

«Quando sai che l’allenatore non ti vede, se manca la fiducia ti prepari peggio, vai al campo, senti la pesantezza dell’allenamento e naturalmente non rendi. Se entri per tre, quattro minuti e ti dicono che devi entrare meglio, dentro di te scatta qualcosa di negativo. La testa gira diversamente».