De Rossi: “Il mio futuro sarà in panchina. Ecco cosa cerco…”

Quale sarà il futuro di Daniele De Rossi? Cosa aspetta ora all’ex bandiera della Roma, dopo esser stato tradito dalla stessa società di cui era stato simbolo e che gli aveva rinnovato il contratto per tre anni soli pochi mesi prima di esonerarlo? Domande alle quali probabilmente non sa rispondere neanche DDR che, però, intervenendo a margine della premiazione “Asi Sport e Cultura”, Gesto Etico, al CONI non ha chiuso a nessuna possibilità, ipotizzando anche una avventura estera dopo le esperienze italiane con Roma e Spal.
Il futuro di De Rossi
«Per quanto riguarda il mio futuro, lo vedremo in altre sedi. In questo momento sto cercando di sdoppiarmi: il mio presente non mi vede lavorare su una panchina, che poi è quello che sarà il mio futuro, quindi cerco di concentrarmi sulla costruzione di una società che possa reggersi in piedi da sola, con le persone che sto mettendo dietro la scrivania o in campo, lì a Ostia. Tutti sanno sia le persone di Ostia, sia chi lavora con me, sia chiunque mi conosca che la mia passione, la mia vocazione e il mio futuro saranno su una panchina. Non so quale, non chiedermelo, perché non ne ho davvero idea. Certamente ho avuto tante occasioni per osservare il calcio italiano e penso che sia a un livello molto alto».
Un’esperienza all’estero per De Rossi?
«Allo stesso tempo cerco di informarmi e aggiornarmi da casa, tramite la televisione, e ho fatto anche un paio di viaggi all’estero per vedere dal vivo le strutture e i ritmi di gioco. Mi affascinano molto. Ho provato a migliorare una lingua che non parlavo benissimo e ho sfruttato questo tempo libero per fare cose che, un giorno, penso mi torneranno utili. Spero di non avere più così tanto tempo libero in futuro, ma non l’ho sprecato. Io sono sereno. Non credo di essere più carico degli altri, ma quando un allenatore sta fermo per tanto tempo all’inizio si scarica, perché ha bisogno di riposarsi. Poi, però, si ricarica automaticamente grazie alla passione. Chi fa questo lavoro sa che c’è grande pressione e adrenalina: quando lavori ti pesa, ma quando smetti ti manca subito. Sono tranquillo, so quello che mi aspetta. Non so dove, ma so che presto, a giugno o più tardi, ricomincerò a fare quello che più mi piace. L’Inghilterra mi ha colpito particolarmente, ma non è un problema di paese, di lingua o di campionato. Per me la categoria è un discorso relativo: l’importante è che ci sia un progetto serio con persone serie, che abbiano davvero voglia di costruire un percorso. Può durare un anno, due anni, tre anni… l’importante è che ci sia fiducia reciproca. Se qualcuno mi sceglierà, spero di affiancarmi a persone che credano in questo progetto»