Ranocchia a cuore aperto: “Inzaghi, Conte e gli altri: vi racconto il mio rapporto con gli allenatori”
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Andrea Ranocchia ha lasciato il calcio tre anni fa, in silenzio, perché aveva perso la voglia e la passione dopo un brutto infortunio subito a Napoli, che, come raccontato dall’ex difensore in esclusiva al Corriere dello Sport, è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ranocchia è stato raggiunto dal direttore del quotidiano sportivo per parlare di quella che è stata la sua carriera: allenato dai migliori tecnici in circolazione, il classe 1988, che proprio domani compirà 37 anni, è rimasto devoto all’Inter.
Ranocchia su Spalletti e Conte
Nonostante le poche presenze negli ultimi anni all’Inter e la breve parentesi al Monza, Ranocchia ha spiegato di non aver mai sofferto la panchina. Anzi, ha detto di essersi divertito di più, sentendosi comunque parte del gruppo, senza l’ossessione di giocare. Ha raccontato di essere sempre stato legato all’Inter e di aver vissuto stagioni importanti con Spalletti e Conte.
A proposito di Spalletti, ha sottolineato la sua capacità di creare empatia con i giocatori, il suo approccio umano e il modo in cui curava ogni dettaglio, fermandosi spesso a lavorare individualmente con i calciatori. A dimostrazione del legame con la squadra, ha ricordato un episodio in cui lui e alcuni compagni, pur giocando poco, lo avevano invitato a cena scherzando sul fatto che dovesse pagare per tutti, e l’allenatore si era presentato.
Ranocchia ha poi definito Conte il suo “padre calcistico”, colui che ha creduto in lui per primo. Ha raccontato di come il tecnico abbia rivoluzionato il calcio, introducendo schemi memorizzati e allenamenti durissimi che però portavano risultati concreti.
Inzaghi, Gasperini, Sarri e Ventura
Continuando con gli allenatori, Ranocchia ha descritto Inzaghi come un allenatore che si fa voler bene, paragonandolo a Spalletti per il rapporto con i giocatori.
Ha poi parlato di Gasperini, definendolo un maestro per i difensori, e di Sarri, che ha avuto ad Arezzo e che ha descritto come un tecnico meticoloso, attento ai dettagli.
Ventura, invece, è legato a un momento difficile della sua carriera: il caso scommesse del 2010, in cui si trovò coinvolto solo mediaticamente, non avendo alcuna responsabilità. Ha ricordato quel periodo con fastidio, pur sapendo di essere estraneo ai fatti, e ha sottolineato come i giornali avessero insistito sul suo nome, nonostante l’assenza di accuse concrete.