Inter, Bastoni: “I sacrifici non li fanno solo gli operai”

Alessandro Bastoni è stato ospite al podcast “Supernova” di Alessandro Cattelan. Il nerazzurro si è raccontato apertamente, dai sacrifici fatti per arrivare a questo punto della sua carriera al momento che l’Inter sta vivendo in campionato passando anche per un’attenta analisi sul ruolo del difensore.
Bastoni: “Giochiamo tanto e siamo lontani dalle famiglie”
“Nel corso della carriera ho incontrato le persone giuste al momento giusto. Davanti a tutto metto i sacrifici che ho fatto. Per la gente in generale i sacrifici li fanno soli gli operai o i muratori. Se non sei dentro a questo mondo fai fatica a capire i sacrifici che fa un giocatore – ha spiegato il difensore – Giochiamo talmente tanto che siamo sempre lontano dalle famiglie. Il discorso si riduce sempre a “eh ma guadagni milioni”, però per me è una cosa sbagliatissima: il tempo è una cosa impagabile e non te lo restituisce nessuno”.
L’Inter, la squadra del cuore
L’Inter è la squadra del cuore di Bastoni e avere l’opportunità di vestirne la maglia è qualcosa di indescrivibile per lui: “Ho fatto 11 anni di settore giovanile con l’Atalanta e ho affrontato non so quante volte l’Inter, in quei momenti non mi stava molto simpatica. Facevo i miei interessi. Poi da grande, quando rappresenti i colori che ami è il massimo della vita. Non dovevo più cercare i risultati della mia squadra del cuore, perché ne facevo parte”.
Lo spogliatoio e il “nonnismo” ai tempi dell’Atalanta
Lo spogliatoio è stato uno dei tanti temi affrontati dal nerazzurro che ha voluto sottolineare come siano cambiati i tempi rispetto a quando ha iniziato all’Atalanta: “Sono uno che parla negli spogliatoi? Sì sì, ma non c’è bisogno di parlare sempre. C’è un livello talmente alto che uno sa dove sbaglia, al massimo potrei dire qualcosa in merito all’atteggiamento nel caso in cui le cose non stiano andando bene. In passato ho avuto l’umiltà di riconoscere quando parlare o meno. In spogliatoio parlano tanto Lautaro e Barella, ma non abbiamo la cultura che uno parla e tutti stanno zitti. Non c’è più il nonnismo che c’era una volta. Ci sono passato nei primi anni di carriera, ora fortunatamente non c’è più. Ad esempio all’Atalanta succedeva con Stendardo, Masiello e Zukanovic. Una volta ho fatto un tunnel in allenamento ed è finito il mondo. Non lo trovo giusto. Fortunatamente c’è più cultura ora.”
Bastoni: “Sono uno dei primi che interpreta il ruolo così”
Poi, sul perché viene definito un “difensore atipico” ha aggiunto: “Sono uno dei primi difensori che interpreta il ruolo così, che si spinge molto in attacco. Lo faceva già un po’ Toloi all’Atalanta, ma con così tanta costanza forse sono il primo. Le mie caratteristiche aiutano, mi piace portare la palla. In Nazionale non posso farlo perché giochiamo in questo modo. Per caratteristiche mi sento: senso della posizione: Chiellini; anticipo: Cannavaro; colpo di testa: Van Dijk; lancio: io e senso del goal: Sergio Ramos.“